Dalle prima medicazione asettica delle ferite al cerotto da automedicazione:
due tappe fondamentali nella storia della medicazione.
Solo 150 anni fa si moriva spesso negli ospedali a causa delle infezioni che sopraggiungevano dopo gli interventi chirurgici.
Fù solo nel 1874 che il chirurgo scozzese Joseph Lister operò una svolta importante nella chirurgia con l'introduzione della medicazione asettica delle ferite mediante garze all'acido fenico.
Alcuni anni più tardi, Ernst von Bergmann, per ovviare all'azione irritante che l'acido fenico esercitava sulla cute, introdusse il principio di "sterilità a priori" per tutti gli oggetti destinati a venire a contatto con una ferita.
Dall'antisepsi si passò all'asepsi e iniziò la produzione di prodotti per la medicazione sterili con cui veniva garantita ai medici un'assoluta assenza di germi.
Nel 1921, e cioè qualche anno prima dell'invenzione del nastro adesivo (1928), Mr. Johnson ebbe l'idea di mettere un pezzo di tela adesiva sulle ferite: nasceva il cerotto.
Fin dall'inizio, si trattava di medicazioni preconfezionate, antisettiche, sigillate una ad una in pacchetti resistenti ai germi.
Utilizzati in un primo tempo per le ferite chirurgiche, i cerotti sono diventati in ben presto l'elemento indispensabile nella cassetta del pronto soccorso domestico.
Compito principale del cerotto è proteggere la ferita dalle infezioni. Ogni centimetro quadrato di pelle, infatti, ospita centinaia di milioni di germi pronti a invadere i tessuti e i capillari.
In casa non dovrebbe mai mancare un disinfettante e una confezione di cerotti: sono gli strumenti base per evitare l'agressione dei microbi e di altri esterni in caso di escoriazioni o di piccole ferite.